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IL LABIRINTO DEL CASTELLO.
Simbolismo e istituzione ne "Il Castello" di Franz Kafka
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SUL PONTE


"Era tarda sera quando K. arrivò. Il paese era affondato nella neve. La collina non si vedeva, nebbia e tenebre la nascondevano, e non il più fioco raggio di luce indicava il grande Castello. K. si fermò a lungo sul ponte di legno che conduceva dalla strada maestra al villaggio, e guardò su nel vuoto apparente." (1)

II ponte permette a K. di passare da una riva all'altra, ma nello stesso tempo lo costringe ad abbandonare un luogo per un altro. Il ponte che egli percorre è di legno, di un materiale, cioè, tra i più precari, tra i più instabili...Il ponte rappresenta quindi un pericolo da superare, ma anche - se egli vuole raggiungere l'altra sponda - la necessità di superarlo. Il ponte lo pone su una strada stretta, in cui egli incontra l'obbligo di scegliere.

La sua scelta lo può dannare o salvare.

K. si ferma a lungo sul ponte, prima di lasciare la "strada maestra" (sulla quale - come egli stesso dirà a Schwarzer - si era comunque perduto più volte), prima di terminare il viaggio ed intraprendere la permanenza al villaggio.

Questa permanenza sarà, essa stessa, un vero e proprio "viaggio iniziatico" che si snoderà nell'arco di sei giorni, anche se la percezione del tempo da parte di K. appare strettamente legata ai suoi stati d'animo (2).

Il ponte appare come una passerella gettata tra due mondi: quello da cui proviene K. e quello del villaggio e del Castello.
Come "America", "II Castello" si fonda sul passaggio da un vecchio mondo ad un mondo nuovo ed ignoto nel quale i protagonisti vorrebbero integrarsi senza però riuscirvi.

K. e Karl Rossmann lasciano entrambi la "strada maestra" passando per l'acqua, l'acqua che purifica e che cancella, che "fa morire" il vecchio facendo sorgere ad una nuova vita; l'acqua della ri-generazione.

Entrambi i romanzi si aprono con una ri-nascita ma, mentre di Karl Rossmann sappiamo perché abbia lasciato il Vecchio Mondo dell'Europa, di K. non sappiamo praticamente nulla, se non che, da qualche parte, lontano ma non si sa dove, ha lasciato una moglie ed un figlio.

È una sorta di auto-generazione.

Per accedere al mondo nuovo, K. percorre un ponte sospeso sull'acqua ed in mezzo alla neve, Karl Rossmann varca l'oceano sotto l'acqua, nel ventre di una nave ed accanto al fuoco della sala macchine.

Anche Karl Rossmann però, all'arrivo nel porto di New York, prima di scendere dalla nave e mettere i piedi sul suolo del Nuovo Mondo si sofferma sul ponte a guardare ciò che gli si presenta dinanzi: l'importanza del passaggio, della ri-nascita è sottolineata da questo sostare nello spazio intermedio che separa il vecchio dal nuovo.

Sono già presenti, nell' incipit del "Castello", tutti i simboli notturni che ritroveremo poi lungo tutto il percorso narrativo: il buio, l'impossibilità di discernere...la nebbia e le tenebre... (3).

Tutti i capitoli in cui il romanzo è strutturato si aprono con la descrizione di un mondo avvolto nelle tenebre, di interni immersi nel buio, di "notti tenebrose"...

Viene evocata la salita (la collina) ma anche la caduta (il paese affonda sotto il peso della neve); la vetta e l'abisso.

K. può oltrepassare il ponte "in orizzontale" che lo separa dal villaggio, ma non potrà mai nemmeno trovare il ponte "in verticale" che lo separa dal Castello che si innalza sulla collina.

Sugli assi dell' ASCESA e della DISCESA, della SOMMITÀ (della vetta) e della PROFONDITÀ (dell'abisso) si declina tutto "II Castello".

"Il Castello" è articolato sulla dimensione verticale, come "America" lo è su quella orizzontale.

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(1) Tutte le citazioni da "II Castello" fanno riferimento alla traduzione italiana curata da Anita Rho (Mondadori, 1989)

(2) "s'accorse con sommo stupore che era già notte scura. Era stato via tanto tempo? Non più di un'ora o due, secondo i suoi calcoli. Ed era uscito di mattina (...) e fino a poco prima era stato giorno chiaro, solo ora si era/atto buio. "giornate corte, giornate corte!" disse fra sè...."

(3) Alcuni dei passaggi in cui compaiono dei simboli notturni:

"Nell' andar via, K.fu colpito da un ritratto scuro appeso alla parete, in una comice nera. L'aveva già notato dal suo giaciglio, ma di lontano, non potendo distinguere i particolari, aveva creduto che si trattasse di una cornice senza quadro, con un fondo nero. "(p.47)

"Una grande stanza semibuia. Chi veniva dall'esterno a tutta prima non vedeva niente" (p.51)

"Si ritrovarono sulla soglia di una stanza quasi buia, solo una minuscola lampada ad olio era appesa al di sopra di un tavolo, infondo, verso sinistra" (p.68)

"Nella penombra di quella stanza dalle finestre minuscole, oscurata per giunta da cortine.... " (p.93)

"È troppo buio qua dentro" disse la moglie, "vado a prendere una candela" (p.95)


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