Proust e la pittura > Mantegna




I GIOVANOTTI DI MANTEGNA
E
I CAMERIERI DELLA MARCHESA DI SAINT EUVERTE


Il mio amico Luciano Bertinelli mi ha segnalato alcuni passaggi del libro di Giovanni Agosti "Su Mantegna" nei quali viene citato anche Proust inviandomi anche le immagini di riferimento.

Ringrazio e pubblico il tutto molto, molto volentieri!
(I grassetti e le evidenziature sono mie)



Fin da queste storie è chiara un'altra predilezione dell'artista: l'inserzione nelle scene di "famuli", di attendenti cioè, che "modo accumbunt, modo dominorum imperia deoscitantes expectant, modo inertes, stupidique manent".

Questa frase latina, che tradurrei così: "Attendenti, che ora si sdraiano, ora aspettano, indolenti, gli ordini dei padroni, ora rimangono inoperosi e istupiditi", è tratta dal primo libro a stampa dedicato alle arti figurative, il De sculptura di Pomponio Gaurico, pubblicato a Firenze nel 1504.

L'umanista meridionale coglie bene un tratto caratterizzante delle creazioni di Mantegna: basta pensare al militare sul fondo della scena di San Giacomo condotto al martirio o a quelli che assistono al martirio di San Giacomo, ma anche ai giovani in divisa della Camera degli Sposi.

Scatta immediato il ricordo di un passo famoso della Ricerca del tempo perduto, quando a un ricevimento in casa della marchesa di Saint-Euverte Swann osserva i camerieri nell'atrio del palazzo.

Tra loro, cito dalla traduzione di Giovanni Raboni, "un giovanottone in livrea sognava, immobile, scultoreo, inutile, come quel guerriero puramente decorativo che, nei quadri più tumultuosi del Mantegna, vediamo meditare appoggiato al proprio scudo mentre accanto a lui ci si abbatte e ci si sgozza; staccato dal gruppo dei colleghi che si davano da fare attorno a Swann, sembrava risoluto a disinteressarsi di quella scena, seguita vagamente dai suoi occhi glauchi e crudeli, non meno che se si fosse trattato della strage degli Innocenti o del Martirio di San Giacomo. Sembrava per l’appunto appartenere a quella razza estinta - o non mai esistita, forse, se non nella pala di San Zeno o negli affreschi degli Eremitani dove Swann l'aveva incontrato e dove sta ancora sognando - nata dalla fecondazione di una statua antica da parte di qualche modello padovano del Maestro o di qualche sassone di Albrecht Dürer ".

Da qui verrebbe voglia di correre all'affermazione di Carlo Emilio Gadda, che in Eros e Priapo, dopo avere evocato "le cosce, i calzoncini corti, i bei deretani mantegneschi", scrive: "Amo il Mantegna degli Eremitani e ammiro il suo crudele vigore (pittorico) e i suoi esecutori di giustizia, ma non provocherei una guerra per procurarmi la soddisfazione sadica e omoerotica di buttarvi a morire i figli di quelle... a cui si è largito il premio nuziale perché facessero figli".

Giovanni AGOSTI, "Su Mantegna", I°, Feltrinelli ed., Milano, nov. 2005, pagg. 20 e 21



 Mantegna-San Giacomo (part.)


San Giacomo condotto al martirio (particolare), 1454-1455 circa, già Padova, Chiesa degli Eremitani, Cappella Ovetari (distrutto nel 1944).



 Mantegna-San Giacomo (part.)


Un altro "giovanottone" mantegnesco (secondo Keith Christiansen si tratterebbe di un autoritratto del Mantegna), sempre dalle Storie di San Giacomo (San Giacomo davanti ad Erode Agrippa) della distrutta Cappella Ovetari.






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1998