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Ilaria Ianniello - MARCEL PROUST E LE CATTEDRALI
-- La parola come la pietra -- (pag.4)


L'universo proustiano è sia immaginazione che realtà poiché caratterizzato da una particolare visione del mondo alla cui base vi è un preciso metodo intellettuale che investe le cose sia di un significato materiale che di un valore trascendente. Il pensiero proustiano, come quello medievale, opera una profonda e una grandiosa sintesi di tutta la conoscenza mediata dal sentimento. In pratica, una volta constatato come nell'edificazione di una cattedrale si annullano le differenze tra l'architettura e le opere minori, cioè l'artigianato, l'edificio diviene simbolo di un'opera d'arte totale.

Se l'architettura trovò il modo di esplicitare una scienza universale attraverso un coerente sistema di forze, l'impegno di Proust fu quello di tradurre quelle formule architettoniche nella sua prosa: "On ne peut refaire ce qu'on aime qu’en le renonçant».
(Le temps retrouvé)

Ma la passione di Proust per l'architettura non è completamente slegata dalle questioni, più pratiche, riguardanti la manutenzione e la sorte delle cattedrali francesi. Già molto prima della stesura delle prime pagine della Recherche, nell'ottobre del 1907, in una lettera all'amica Madame Strauss, Proust scrive:
Un ouvrage délicieux qu'on m'a prêté et que j'avais d'ailleurs lu autrefois mais qui est bien agréable à relire et à regarder, le Dictionnaire de l'Architecture de Viollet-Le-Duc. C'est malheureux que Viollet-Le-Duc ait abîmé la France en restaurant avec science mais sans flamme, tant d'églises dont les ruines seraient plus touchantes que leur rafistolage archéologique avec des pierres neuves qui ne nous parlent pas, et des moulages qui sont identiques à l'original et n’en ont rien gardé. Mais il avait tout de même le génie de l'architecture et ce livre-là est admirable.
(Correspondance a cura di Philip Kolb)

Nei primi anni del Novecento, infatti, venivano sottoposti allo spietato e imparziale giudizio dell'opinione pubblica i frutti del lavoro di Viollet-Le-Duc e della sua scuola (ricordiamo che uno dei primi lavori di restauro dell'architetto, come quelli della cattedrale parigina di Notre-Dame, sono compresi fra il 1840 e il 1864).

Proust aveva precedentemente espresso la sua indignazione nell'articolo La mort des cathédrales apparso sul "Figaro" nel 1904 contro il progetto di legge Briand (1905) cioè contro la soppressione dei sussidi che lo Stato forniva alla Chiesa.

Lo scrittore voleva evitare la sconsacrazione delle cattedrali che avrebbe condotto alla perdita irreparabile di tutto il patrimonio simbolico della liturgia. Quegli edifici secolari sarebbero stati trasformati in freddi musei, sarebbero stati privati delle funzioni per le quali erano stati eretti. A ciò si aggiungono le false restituzioni stilistiche di Viollet-Le-Duc che avevano la pretesa di re-interpretare l'arte gotica secondo mezzi e concezioni moderne che nulla conservavano dell'antico sapore della storia.

Ma l'interesse di Proust per l'arte gotica è, invece, sorprendentemente mediata dallo stesso Viollet-Le-Duc. Finora abbiamo parlato delle colpe dell'architetto che non di meno detiene i suoi meriti nei confronti della Recherche.

Autore di una delle opere più complete sull'architettura gotica, Le dictionnaire raisonné de l'architecture française du XI au XVI siècle (1854-1875), Viollet-Le-Duc fu anche la guida principale di Proust nella conoscenza dei complicati meccanismi di questa arte.

Ho avuto modo di leggere i dieci volumi che costituiscono il Dictionnaire raisonné e fra questo e la Recherche esistono dei singolari punti di contatto.

Innanzitutto la caratteristica di base dell'opera di Viollet-Le-Duc è la frammentarietà della composizione in quanto non vengono analizzati i monumenti gotici, ma le singole parti che li compongono (ordinati in ordine alfabetico). A ciò corrisponde la volontà dell'architetto di restituire ai suoi lettori l'immagine di un monumento ideale in grado di rappresentare l'essenza dell'ingegno degli artisti gotici.

In base a questo procedimento Viollet-Le-Duc offre alla cattedrale gotica un aspetto che può non aver mai avuto ed è dunque investita di un carattere ideale molto forte. In Proust vi è la medesima intenzione: cos'è la Recherche se non il tentativo dello scrittore di ricomporre i frammenti sparsi della realtà e del ricordo in un nuovo insieme, la Recherche appunto, che potrebbe non essere mai esistito?

Proust, infatti, in base ai dati acquisiti dalle sue esperienze personali, dalla storia, dalla società, dagli individui pone le fondamenta e innalza il proprio monumento ideale, abbiamo visto, proprio secondo i principi dell'architettura gotica: compone le singole parti, le cesella, le affina; stabilisce quali debbano essere le strutture portanti, le rende solide e, allo stesso tempo, le impreziosisce con elementi decorativi per nascondere il nudo scheletro dell'edificio. La sua non è una ricostruzione, ma una costruzione, l'elaborazione di un mondo parallelo:

"Il y avait un monde qu'il avait connu, toute une société et un mode de vie qui s'effritaient et tombaient peu à peu par pans entiers dans un autre monde qui se refaisait".
(C. Albaret, Monsieur Proust)


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1998


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