|
Gabriella Alù
IL LABIRINTO DEL CASTELLO. Simbolismo e istituzione ne "Il Castello" di Franz Kafka |
|
|
È ovunque e in nessun luogo Quando K. arriva, di sera, non gli appare che "un vuoto", ma il Castello viene comunque definito "grande", anche se egli non può vederlo; alla luce del giorno poi, ma da lontano, K trova che "corrispondeva all'aspettazione": "una vasta costruzione, composta da pochi edifici a due piani e molte case basse serrate l'una contro l'altra". Avvicinandosi, rimane però deluso: in fondo, il Castello non è che una "misera cittadina", una "accozzaglia di casupole" sulla. quale K. non vede stagliarsi che una torre attorno alla quale svolazza uno stormo di cornacchie: Questa torre ha "qualcosa di allucinante (....) e si sarebbe detto che un tetro abitatore il quale, secondo giustizia, avrebbe dovuto restarsene confinato nella stanza più remota della casa, avesse sfondato il tetto e si fosse levato su per mostrarsi al mondo". Una torre: una sorta di porta del (o per il) cielo, un tramite al soggiorno degli Dei. Una sorta di ponte, quindi, (un altro!) ma questa volta verticale, che si protende verso il cielo da un abisso in cui qualcuno si trova confinato "secondo giustizia". Non viene infatti messo in dubbio che, se c'è una pena - che il tetro abitatore della torre deve scontare -, questa sia la giusta conseguenza di una colpa che, ancorché sconosciuta, è stata - poiché viene punita - sicuramente commessa. Questo qualcuno, dalla "stanza più remota della casa" cerca di di-mostrare al mondo la propria esistenza sfondandone addirittura il tetto. È quello che cercherà di fare K. nei confronti del "mondo del Castello". Senza riuscirvi. A K., la torre fa venire in mente il campanile del suo paese (1). Due simboli ascensionali, quindi: ma la torre gli evoca tetraggine, pesantezza terrena, espiazione di una colpa sconosciuta, il disperato tentativo di sfondare il tetto (della condanna??); il secondo, il campanile, gli evoca "più' alta" meta "ed un' espressione più luminosa che l'opaco lavoro quotidiano. Ma, d'altra parte, il Castello "Non piace a nessun forestiero" gli dirà poco più avanti il maestro. Come si sale al Castello? K. non riesce a scoprirlo. La strada principale del paese non conduce ad esso, ma soltanto nelle vicinanze... non si allontana dal Castello.... ma neppure gli si avvicina (2) e comunque, anche se K. riuscisse ad individuare il percorso, sarebbe del tutto inutile, perché "Nessun forestiero può entrare al Castello senza permesso". Sembra poi però che nessuno sappia di preciso dove e a chi questo permesso possa essere richiesto: "Non lo so, forse dal portinaio " risponde uno degli aiutanti a K. che pone la domanda (3) II Castello ha molti ingressi, ma non si sa secondo quali regole si entri e si esca dall'uno o dall'altro. Anche le strade sono parecchie; a certe ore (ma mai le stesse) tutti percorrono una certa strada, mezz'ora dopo c'è folla sull'altra... tutte le strade, è vero, in prossimità del villaggio convergono, ma K., l' abbiamo visto, non è nemmeno riuscito ad arrivare all'uscita del villaggio... Luoghi di lavoro per i funzionari sono anche l' "Albergo dei signori" e le carrozze. I confini all'interno e tra l'interno e resterno, sono indefiniti; non ci sono barriere e limiti precisi tra un ufficio e l'altro, ma non si è mai sicuri in quali di essi si può entrare e quali sono quelli cui è interdetto l'accesso. La dialettica tra il centro e la periferia dell'istituzione è nebulosa perchè non si è realmente mai sicuri di quale sia il centro e quale la periferia: "Gli uffici (...) sono quello che vi è di più importante...", "....ma gli uffici, sono veramente il Castello?" si chiede Olga. Ha mille occhi I "grandissimi occhi" di Barnabas, lo "sguardo serio, diritto, impassibile, forse anche un pò ottuso" di Amalia, gli "occhi malinconici" di Frieda; lo "sguardo penetrante" di Klamm, gli "occhi sgranati" dell'ostessa; gli "occhi piccoli, scrutatori o assonnati" dell'oste dell'"Albergo dei Signori"; lo "sguardo freddo e penetrante" di Sortini... Tutti questi occhi servono a spiare, controllare "Tutto è servizio di controllo " e "io non la perdo di vista", scrive Klamm nelle sue due lettere...) Ne "II Castello" "Si è continuamente osservati, e si corre sempre il rischio di essere deli intrusi". In realtà, tutti spiano e sono a loro volta spiati, guardano dai buchi delle serrature, origliano attraverso i tramezzi, scrutano dai vetri delle finestre... tutti sono sotto gli occhi di tutti. Gli aiutanti, con i loro occhi "innocenti e scrutatori" sono gli occhi di Klamm? Così pensa Frieda.... Nel mondo del Castello non esiste intimità, ne vita privata. È maschio Le donne sono pianeti che ruotano attorno al sole del Castello e dei suoi funzionario e se brillano è per la loro luce riflessa. Quando la stella non le illumina più, "si spengono ", "sfioriscono". È un motore immobile II Castello sembra non avere vita (4), eppure la sua influenza risulta determinante anche per i destini privati; questo Castello "parla": la sua "voce" sono i sussurri, i bisbigli di chi risponde al telefono... "Dal ricevitore uscì un sussurro che K. non aveva mai sentito telefonando. Pareva che il brusio di innumerevoli voci infantili - ma non era un brusio, era un canto di voci lontane, lontanissime - che questo brusio si fondesse in modo inesplicabile, e formasse una voce sola, acuta ma forte, che colpiva il timpano come chiedendo di penetrare assai più profondamente che nel misero organo dell'udito...". Nonostante tutto, però, "Quel brusio e quel canto sono l'unica cosa precisa e degna di fede che i nostri telefoni ci trasmettono, tutto il resto è un inganno..." gli spiegherà poi il sindaco, poiché non si sa mai se, telefonando al Castello, qualcuno risponderà e chi, eventualmente, sarà all'altro capo del filo. Il Castello "parla" anche con i "fruscii delle carte" accatastate nella stanza del sindaco o, nell'ufficio del funzionario Sordini, con "il fragore quasi ininterrotto delle pile di carte che crollano" (5). Il Castello è un...castello di carte. Si scrive molto (6). Le carte, però, quando servono non si trovano mai e, in ogni caso, non è affatto sicuro che servano. Vengono redatti innumerevoli verbali, ma non è la quantità di lavoro che determina l'importanza del caso e, d'altra parte, sono proprio i casi ordinari, quelli senza errori, che richiedono maggior lavoro. Dapprima, sembra a K. che il Castello funzioni perfettamente (7); poi, a poco a poco il funzionamento dell'amministrazione gli appare vergognoso. Ma "Qui non si fa nulla di inconsiderato... " gli dice il Sindaco, e l'organizzazione non sbaglia mai. È infallibile "Uno dei principi che regolano il lavoro dell'amministrazione è che non si deve mai contemplare la possibilità di uno sbaglio. Questo principio è giustificato dalla perfetta organizzazione dell'insieme, ed è necessario per ottenere la massima rapidità nel disbrigo delle pratiche...." Certo, esiste un sistema di controllo, anzi: "Tutto è servizio di controllo. Certo non è fatto per scoprire errori nel senso grossolano della parola perchè errori non se ne commettono, e anche se ciò per eccezione accade (....) chi può dire alla fin fine che sia un errore?" È per questo che il sindaco dice di non aver osato "sostenere nè credere che nell' ufficio di Sordini fosse stato commesso un errore" a proposito di K., così come è sempre per la stessa ragione che Sordini non ha fatto la cosa apparentemente più ipotizzabile, cioè di informarsi presso gli altri uffici "per chiarire la realtà dei fatti". A Sordini, dunque, non era lecito informarsi presso altre sezioni e, d'altronde, queste non avrebbero neppure risposto perchè si sarebbero accorte immediatamente che si trattava di ricercare una possibilità di errore. È grande L'amministrazione è vasta. Può così accadere talvolta che "una sezione ordini questo ed un'altra sezione quello, l'una all'insaputa dell'altra..." certo perchè "L'amministrazione è lassù, nella sua impenetrabile grandezza", come K. dice ad Olga. È la Legge L'amministrazione del Castello ha norme rigide - anche se non conosciute -, i richiami ai regolamenti ed ai verbali sono continui: ad essi non si può sfuggire: "Non nego che sia possibile qualche volta ottenere cose contrarie al regolamento e alla tradizione: io non ho mai visto nulla di simile, ma dicono che casi del genere si siano dati; può essere..." dice l'ostessa a K. Il riferimento è qui al regolamento come vincolo giuridico ed alla tradizione come sistema di norme culturali consolidato, che affonda le proprie radici in un passato che si intuisce remoto, in una storia che sa di leggenda. La Legge è contenuta in grandi libri che, aperti su un enorme, unico leggio, i funzionari compulsano spostandosi dall'uno all'altro, Legge che dettano a degli scrivani seduti su bassi tavolini con un bisbiglio che questi faticano ad udire. La Legge è anche contenuta in quei fasci di incartamenti che riempiono le carrozze dei funzionar! e che dei fattorini riversano con delle carrette nelle loro stanze all'"Albergo dei Sigori", ma il confine tra la norma giuridica in senso stretto e la norma culturale in senso più ampio, il confine tra il formale e l'informale è anch'esso nebuloso. Il colloquio informale tra K. ed il sindaco - svoltosi a casa di quest'ultimo - viene verbalizzato (e quindi formalizzato) subito dopo dal maestro... che però non vi aveva assistito. Il colloquio, in questo modo, si rivela gravido di conseguenze - se non addirittura determinante - per i rapporti di K. con il Castello, mentre il verbale "ufficiale" ("l'unico vero atto ufficiale che egli (K.) possa avere con Klamm " ) che dovrebbe stilare Momus, il funzionario alle cui domande K. si rifiuta di rispondere, si rivela un atto l'importanza del quale sembra solo apparente, perchè "Klamm non legge mai nessun verbale" È Parola e Verbo La lettera di Klamm è si, privata (dice il Sindaco), ma proprio per questo più importante che se fosse ufficiale. "Come potrebbe essere senza importanza l'informazione data da un funzionario del Castello? (...) tutte quelle dichiarazioni non hanno una importanza ufficiale (....) ma in compenso la loro importanza ufficiosa come senso di amicizia o di ostilità è grandissima, molto più grande, in generale, di qualsiasi testimonianza ufficiale. Comunque, sarà bene "non prendere alla lettera tutto quel che dice il Castello..." "Quando una questione è da molto tempo sul tappeto, può accadere, prima del termine delle deliberazioni, che in un punto imprevisto e più tardi indeterminabile si abbia una improvvisa e fulminea soluzione, la quale liquida la faccenda in modo per lo più giusto e tuttavia arbitrario (....) Quelle soluzioni sono per lo più ottime." L'unico inconveniente è che vengono comunicate troppo tardi e quindi si continua a discutere appassionatamente questioni che sono state già regolate da un pezzo. ...Come il bagliore di certe stelle, che noi non vedremo mai, perchè quando avrà percorso tutti gli anni luce che occorrono per raggiungerci, noi non saremo più di questo mondo... (1) "che saliva su deciso, senza esitazione, (....) era un edifìcio terrestre - che altro noi potremmo edificare? - ma con una meta più alta che il guazzabuglio di casupole basse, ed un'espressione più luminosa che l'opaco lavoro quotidiano " (2) "K. si aspettava sempre di vederla finalmente piegare verso il Castello (...) si meravigliava dell'estensione di quel villaggio che non finiva mai (...) infine si strappò da quella strada che lo teneva prigioniero" (3) "Quando potrà venire al Castello il mio padrone?" "Mai''fu la risposta" (4) "Mai K. aveva potuto scorgere lassù' il minimo segno di vita.... quanto più egli guardava tanto meno distingueva, e tutto sembrava sprofondare nell'oscurità... " (5) Nell'ufficio di Sordini "Le pareti scompaiono dietro pile di incartamenti; e quelli sono soltanto gli atti riguardanti gli affari in corso; e poiché continuamente si mettono e si tolgono documenti dalle cartelle, sempre in gran fretta, le pile crollano ad ogni momento, e proprio quel rumore, quasi ininterrotto è diventato la caratteristica dell 'ufficio di Sordini" (6) "si scrive molto, qui" disse K. guardando le carte da lontano. "Si, è una brutta abitudine" disse il signore (7) "lo stupì la perfetta concatenazione dei servizi del Castello" (p.60) |