Un bozzetto
per uno dei costumi di scena di
Ida Rubinstein
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Lo spettacolo va in scena nel 1911. Proust si reca a teatro ma ... non si entusiasma più di tanto.
Ammira, sì, la perfezione del francese di D'Annunzio, le "sublimi gambe di M.me Rubinstein", ma lo spettacolo lo annoia, la musica gli sembra "piacevole ma insufficiente (...) la dimensione dell'orchestra spropositata...".
E' questo che, il 23 maggio 1911, scrive a Reynaldo Hahn.
Montesquiou invece, che assiste allo spettacolo seduto accanto a lui, si entusiasma.
L'opera, comunque, non ha successo, e viene ritirata dopo appena undici rappresentazioni.
L'Arcivescovo di Parigi, il giorno precedente la prémiere, aveva minacciato di scomunica tutti i cattolici che avessero assistito alla rappresentazione.
La storia di omosessualità (Sebastiano, il giovane capo dei soldati dell'imperatore Diocleziano e suo amante viene martirizzato perché si converte al cristianesimo), l'idea di mescolare il sacro con il profano, il fatto che l'interprete principale fosse una donna (dei cui amori saffici molto si chiacchiera), l'ambigua sensualità dei suoi contorcimenti legata all'albero durante l'esecuzione... ce n'era abbastanza perché l'opera suscitasse gli anatemi delle gerarchie ecclesiastiche...
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Ida Rubinstein ritratta da
Romaine Brooks
Ida Rubinstein ritratta da
Antonio de La Gandara
(cliccare per ingrandire)
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A destra, una foto di Ida Rubinstein in
Le martyre de saint Sébastien
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