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L' ABATE MUGNIER
(1843-1944)
foto dell'abate Mugnier


ritratto dell'abate Mugnier
Jean de Gaigneron
Ritratto dell'abate Mugnier (part.)

data ???
Collezione privata
Con la sua tonaca lisa e un po' unta, con i suoi occhi miopi ed un ciuffo che lo fa sembrare un diavoletto ("ciuffo all'aria, come il fumo di un incensiere" dice di lui Paul Morand), l'abate Mugnier è bene accolto in tutti i grandi salotti parigini.

Modesto e sensibile, ha una grande umanità e capacità di ascolto. Persona di grande cultura, riesce a coinvolgere i suoi "parrocchiani" con i suoi discorsi su Chateaubriand, George Sand e Wagner.

George Painter lo descrive così.

Piccoletto, roseo, spiritoso; aveva occhi viola nascosti dal pince-nez, un gran ciuffo di capelli grigi che si arrotolava con un dito quando era imbarazzato, e un'espressione buona e tormentata. Viveva nella massima povertà, la sua mensa era umile e la sua tonaca logora; amava e soccorreva i poveri e ascoltava le confessioni, come diceva lui stesso, non solo in chiesa ma anche "nelle stazioni, sulle panchine, nelle strade e nei giardini pubblici"


Conosce e apprezza Anatole France, Céline, Jean Cocteau, la famiglia Daudet, Anna de Noailles, la contessa Greffulhe (che dipinge anche un suo ritratto), Montesquiou. La principessa Bibesco è sua grande amica e figlioccia spirituale. Ha un ruolo decisivo nella conversione di Huysmans, che lo chiama "le folle abbé".

Più confidente che confessore del Tout Paris, l'abate Mugnier si muove nel bel mondo con la grazia di un curato di campagna.

Non molto ben visto dalle gerarchie ecclesiastiche, è convinto che non solo i credenti hanno diritto alla sua benedizione, e dice di preferire "le vere peccatrici" ai "falsi devoti".

Nelle pagine del suo Journal, il diario redatto dal 1879 al 1939, troviamo letterati, aristocratici e uomini politici e... anche Marcel Proust.


immagineProust e l'abate Mugnier





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1998